La ripresa, sul piano politico e dottrinale, della discussione in ordine
ad un assetto federale dello Stato Repubblicano pone la questione di
definire quali funzioni e compiti spettano alle Regioni e quali funzioni e
compiti restano allo Stato.
In questo ambito va compiuta la scelta di stabilire il collocamento
dell’istruzione.
Recenti proposte di diversi “neo-governatori” regionali (con in testa
l’on. Formigoni), e lo stesso disegno di legge di riforma costituzionale
(presentato dal governo D’Alema ed elaborato dall’allora Ministro per
le riforme istituzionali on. Amato) prevedono la totale, o quasi
attribuzione alle Regioni delle competenze in materia di istruzione.
L’importanza e le implicazioni della scelta richiedono un confronto
attento e approfondito al quale i protagonisti delle scuole non possono e
non devono sottrarsi.
Con la consapevolezza di scenario nel quale ci si muove e coscienti che la
scelta avrà inevitabili conseguenze sul funzionamento delle scuole e
sullo stesso stato giuridico ed economico del personale che vi lavora, mi
provo a svolgere alcune riflessioni con l’intento di fornire un piccolo
contributo.
Prima di entrare nel merito specifico mi preme svolgere alcune veloci
osservazioni in tema di lettura e applicazione della vigente costituzione
e di valutazione dell’esperienza regionalista nei trent’anni che ci
separano dalla nascita delle Regioni.
Il vigente impianto costituzionale non prefigura uno Stato centralistico
onnipotente ma contiene principi di riconoscimento e promozione delle
autonomie e di attuazione del decentramento (art. 5 della Costituzione),
come autorevolmente ricordato dal Presidente Ciampi in occasione delle
recenti celebrazioni per la festa della Repubblica. L’applicazione dei
principi non è sempre stata puntuale e coerente, ma sarebbe ingiusto non
riconoscere che il tentativo di costruire il “federalismo amministrativo
a costituzione invariata” e le stesse modifiche costituzionali che hanno
consentito l’elezione diretta dei Presidenti delle Regioni e una nuova
potestà statutaria delle Regioni stesse, vanno nella direzione di
valorizzare quei principi e di realizzare il principio di sussidiarietà.
Prima di andare oltre non sarebbe male verificare gli esiti del
federalismo amministrativo e dei nuovi poteri, anche in considerazione del
fatto che in questo trentennio le Regioni, un po’ tutte, non hanno certo
brillato per efficienza ed efficacia, hanno spesso ceduto al vizio di un
neocentralismo regionale e non sempre hanno esercitato le funzioni
spettanti.
La nuova disciplina di poteri e responsabilità (codificata sul piano dei
principi nella Legge 59/97 e successive modificazioni e integrazioni e
definita nei diversi decreti legislativi e provvedi menti
di normazione secondaria, in fase di lenta ma graduale attuazione, segna
un punto d’equilibrio interessante che coinvolge significativamente
anche il servizio istruzione.
Lo Stato non abbandona l’istruzione
ma si riserva solo talune essenziali funzioni con l’obiettivo di
salvaguardare l’unitarietà nazionale del servizio.
Regioni ed enti locali vedono
ampliati e valorizzati il loro ruolo ed assumono la responsabilità di
dimostrare di esserne all’altezza.
Le singole istituzioni scolastiche
diventano espressioni di autonomia funzionale, assumono personalità
giuridica pubblica e provvedono alla definizione e realizzazione
dell’offerta formativa, con l’obbligo di interagire tra loro e con gli
enti territoriali dei quali debbono rispettare le funzioni delegate e
trasferite ai sensi degli artt. 138 e 139 del D. L.vo 112/98. Trattasi di
uno scenario istituzionale organico e complesso, impegnativo e difficile
che può funzionare se ogni attore svolgerà la sua parte senza omissioni
e senza fughe in avanti, avendo ciascuno consapevolezza del proprio ruolo,
disponibilità al confronto paritario con gli altri e interesse a
contribuire alla definizione e realizzazione di un servizio istruzione di
qualità i cui benefici non saranno solo per i destinatari del servizio ma
per la generalità delle comunità locali e della comunità nazionale. In
questo scenario si possono valorizzare e praticare specificità e
differenze che hanno radici territoriali senza mortificare l’identità
nazionale e con lo sguardo verso l’Europa. Si può esercitare la
competizione senza dimenticare la solidarietà.
In conclusione, mi pare giusto e
doveroso verificare, per un tempo ragionevole, la nuova disciplina prima
di ipotizzare scelte fondamentali a favore delle Regioni che potrebbero
tradursi in spiacevoli fallimenti, anche alla luce di quanto verificatosi
in tema di dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche dove
inadempienze, ritardi ed errori hanno di gran lunga superato la soglia
della fisiologia.
Lì, 20 Luglio 2000
IL PRESIDENTE
(Giorgio Germani) |