1. Le linee di intervento nei paesi dellUnione
europea
Finalità e obiettivi delleducazione degli adulti sono stati definiti dalla
Conferenza internazionale di Amburgo del luglio 1997 che, nella Dichiarazione finale, ha
impegnato i Paesi membri a realizzare i principi adottati, affinché leducazione
permanente possa diventare una realtà significativa del XXI secolo.
La Conferenza di Amburgo ha altresì riconosciuto il diritto delladulto allalfabetizzazione,
cioè al conseguimento delle conoscenze di base e delle abilità necessarie nella società
moderna in forte trasformazione, e il diritto alleducazione e alla formazione
permanente, rilevando come i cambiamenti nel processo di produzione indotti anche dalla
globalizzazione e laumento della disoccupazione necessitano di incisive politiche di
investimento per fornire a tutti gli individui i requisiti e le competenze utilizzabili
nel mondo del lavoro.
In tutti i Paesi dellUnione Europea, i processi di razionalizzazione dei sistemi di
educazione permanente sono negli ultimi anni fortemente mirati ad obiettivi sociali: la
lotta alla disoccupazione, linserimento dei giovani nel mondo del lavoro, il
recupero del drop out scolastico, lintegrazione sociale dei disabili e degli
emarginati, laccoglienza degli immigrati.
Ad ogni livello della formazione e del lavoro, si punta sulleducazione permanente
come strumento fondamentale che, attraverso lampliamento delle opportunità
professionali, permetta a tutti i cittadini una seconda chance non solo
formativa ma anche nel lavoro.
Diversi Paesi dellUnione hanno adottato lidea di una "società in
formazione" che offra al cittadino migliori opportunità di promozione del suo ruolo
sociale soprattutto attraverso lacquisizione dei saperi, puntando a prevenire e
sconfiggere la disoccupazione, facendo leva su unorganizzazione più efficace ed
elastica dellapprendimento, sia nel senso di integrare leducazione
iniziale e quella continua con crediti e certificazioni, sia con il superamento
della divisione tra "cultura generale" e abilità professionali.
La riorganizzazione dei percorsi formativi in senso permanente ha portato i diversi
Paesi europei a fronteggiare problemi abbastanza simili quali il decentramento, il
monitoraggio dellofferta occupazionale coordinato dalle istituzioni e dai
partner sociali, il conseguente orientamento di giovani e adulti su percorsi
formativi ad hoc, laccreditamento e il controllo di qualità.
Sul versante dei curricula e delle certificazioni, i diversi sistemi tendono
comunque a garantire allutenza la descrizione puntuale delle competenze
acquisibili nei programmi formativi e progressivamente certificate, per
assicurare il riconoscimento delle qualificazioni nel mondo del lavoro, sul piano
nazionale ed internazionale.
I percorsi formativi e gli insegnamenti si svolgono sempre più frequentemente secondo moduli
e la quantificazione in crediti delle abilità raggiunte: un sistema
particolarmente adatto alleducazione continua perché consente di tesaurizzare nel
percorso educativo la professionalità acquisita dalladulto nel mondo del
lavoro; di gestire con flessibilità lapprendimento, modellandolo su precise
esigenze formative, e di validare il processo di qualificazione con test e prove
intermedie.
Un problema di ordine generale, in tutti i Paesi, è il manifestarsi di una domanda di
formazione continua prevalentemente da parte di lavoratori con qualifiche e
specializzazioni medio-alte, rispetto a quelli delle qualifiche medie e basse per i quali
occorre unazione di stimolo e di promozione.
La realizzazione di queste linee di fondo ha richiesto il coinvolgimento degli
imprenditori e in generale dei partner sociali, referenti indispensabili di un sistema che
forma qualificazioni professionali. 2. Aspetti
socio-culturali
Le nozioni di educazione degli adulti, formazione continua, educazione permanente
hanno la loro genesi nella presa datto dellinadeguatezza di una concezione
sequenziale dellistruzione, secondo la quale "prima si studia, poi, conclusi
gli studi, si lavora", e mette in luce la necessità di prefigurare
"ritorni" nel sistema formativo dopo periodi di lavoro e nel corso della vita.
Soggetti che lasciano il sistema formativo senza lacquisizione di un titolo o di una
qualifica, accumulano, nel corso del tempo, vari deficit di conoscenza.
È ormai accertato che la popolazione con basso livello di cultura e di scolarità
usufruisce meno di altri dei servizi sociali, è meno presente nelle strutture di
partecipazione, è fortemente esclusa dalla fruizione di momenti della cultura colta,
utilizza meno di altri le opportunità formative, segue poco le trasmissioni televisive a
contenuto culturale e informativo.
Analisi recenti hanno mostrato come sussista uno stretto rapporto tra quantità e qualità
dellistruzione ricevuta e inserimento professionale.
Da ciò anche la conferma della necessità di aggredire il problema da più punti al fine
di rompere la relazione perversa di esclusioni diverse. Singole azioni non determinano una
politica, che invece, per le ragioni esposte, necessita di scelte di ampio respiro non
legate alle contingenze, ma a prospettive di sviluppo connesse con un quadro di
riferimento nazionale, internazionale e locale.
Lapprendimento, come acquisizione di elementi cognitivi, esperienze, capacità
relazionali che permettono allindividuo di agire positivamente in un contesto, è lelemento
fondante di ogni inserimento sociale e professionale.
Appare logico porre una particolare attenzione sulle interazioni tra sistema formativo e
contesto sociale, nel complesso compito di individuazione delle priorità di intervento
possibile sul piano educativo.
Le disuguaglianze sociali non sono però risolvibili solo con laumento del livello
di istruzione. Tuttavia, se listruzione non è condizione sufficiente ai fini di una
migliore collocazione sociale o di occupazione, essa è spesso condizione necessaria, in
quanto i livelli di istruzione hanno un rilievo fondamentale per linserimento
professionale e, in senso lato, sociale, sia in base allutilità oggettiva,
documentata dai dati, della risorsa "sapere", sia in base alle percezioni degli
interessati riguardo alla formazione ed al lavoro.
Per i giovani la constatazione dellinefficacia dei canali tradizionali nel garantire
linserimento sociale e occupazionale, la percezione della crescente difficoltà di
acquisire lo status di adulto e i diritti ad esso legati, come quello di trovare un
lavoro, avere una casa propria, poter costituire una famiglia, ha indotto importanti
cambiamenti nelle percezioni collettive, in primo luogo nei valori diffusi tra i giovani e
quindi nelle loro strategie di vita.
In particolare, la constatazione delle carenze strutturali e dellinadeguatezza delle
agenzie istituzionalmente preposte ha comportato lattribuzione di maggiore
importanza, da parte dei giovani, ai canali informali costituiti dalle reti di relazioni
amicali e parentali. Lassociazionismo, i movimenti di base, il volontariato sono
fattori sostanziali di socializzazione, che nei contesti più deprivati acquisiscono, non
a caso, il carattere di risorsa essenziale.
Ogni persona cresce infatti attraverso una progressiva acquisizione di saperi, esito della
costante analisi, elaborazione, trasformazione degli oggetti dellesperienza.
La qualificazione professionale è lesito di un processo di formazione che non può
essere esaurito in nessuna struttura formativa, né può realizzarsi esclusivamente nellesercizio
di una professione. Si configura, in modo differenziato da persona a persona, come una
risorsa individuale di conoscenze e di competenze idonee a fare fronte a circostanze
operative diverse nel corso del tempo. Il percorso di qualificazione della maggior parte
delle persone non è, in sostanza, il risultato di un ordine sequenziale di tragitti
formativi programmati, organizzati, monitorati e valutati. È viceversa un percorso
accidentato in cui esperienze diverse di istruzione formale e di pratica lavorativa si
alternano fra loro, in cui risorse cognitive di natura molto varia sono progressivamente
legate ai fini di una qualificazione.
La "bassa qualificazione" può essere definita come lassenza delle
competenze idonee allassolvimento di compiti definiti o lincapacità di
stabilire, tra abilità necessarie e saperi posseduti, dei legami per fare fronte a una
situazione data.
La competenza indica, secondo una definizione di vocabolario la "piena capacità di
orientarsi in determinate questioni". Tale definizione appare utile per chiarire come
i "bassi livelli di scolarità" vadano valutati attraverso ciò che le persone
sanno o non sanno fare in condizioni reali, piuttosto che esprimendo giudizi fondati su
categorie di tipo scolastico, applicandole impropriamente a contesti che scolastici non
sono.
La competenza professionale è come un insieme complesso e articolato di abilità e
capacità, esito di una sintesi concettuale e operativa di aspetti teorici, legati, in
parte, a contenuti disciplinari, e di esperienze concrete. È lesito di una
qualificazione sia iniziale sia continua.
La competenza è una variabile dipendente, interagente con il contesto organizzato in cui
si esplica. Assume una propria caratterizzazione e dimensione negli ambiti particolari,
nella sede occupazionale, nei settori o nei segmenti produttivi in cui è
"situata".
In questa prospettiva, la "qualificazione" si precisa nella sua dipendenza da
conoscenze e abilità operanti in un contesto dato.
Il valore attribuito alla partecipazione sociale e alleducazione dipende dallambiente
in cui lindividuo è vissuto o vive. Gruppi politici, religiosi, sindacali,
professionali ed altri sono o meno per lindividuo gruppi di appartenenza e/o gruppi
di riferimento. Le persone apprendono a soddisfare le proprie esigenze sociali in
relazione ai gruppi in cui si riconoscono, sia perché ne fanno parte, sia perché
aspirano a entrarvi.
La partecipazione alla formazione non si realizza mediante tentativi più o meno efficaci
di influenzare e sensibilizzare il singolo, ma operando in rapporto con le diverse
aggregazioni sociali, partendo da problemi che sono presenti sul territorio, con un
impegno collettivo, che vede coinvolte le diverse forze vive dellambiente.
La formazione, con le sue proposte e, entro limiti diversi, lo stesso lavoro, possono non
essere un bisogno primario. Il problema è di valutare in che modo la formazione con le
sue proposte può favorire la soluzione di problemi che non sono di formazione o di
lavoro, in che modo si intrecciano interventi che altrimenti resterebbero separati, senza
produrre effetti possibili.
Rispetto ai soggetti di scarsa qualificazione il problema va posto in termini
relativamente simili, non tanto per gli aspetti psicologici, quanto per il rilievo che in
diverse fasi della vita assumono i problemi dellesistenza con cui lorientamento
deve interagire.
Una delle conseguenze più gravi degli esiti scolastici negativi consiste nella sfiducia,
da parte del soggetto poco scolarizzato, nelle sue capacità cognitive. La sua
partecipazione scolastica costituisce unesperienza nella quale ha registrato, nel
passato, un fallimento, unesperienza che è stata frustrante, che teme o non
desidera, inconsciamente, ripetere.
Vi è unautovalutazione di sé negativa rispetto allo studio, accompagnata dalla
percezione delle proprie carenze e della propria inadeguatezza. Lesclusione dalla
formazione in età infantile determina forme di autoesclusione e di esclusione in età
successiva. Nel corso della vita di un individuo, peraltro, i suoi ruoli sociali cambiano
costantemente e con essi i compiti che gli sono richiesti, le aspettative, le esigenze, i
bisogni.
Un approccio globale ai problemi può consentire l'individuazione di forme di
discriminazione positiva e, nellinsieme, spinte tese ad uguagliare le opportunità,
che sono un elemento cruciale nello sviluppo di un processo di orientamento perché
costringono a centrare l'analisi sulle difficoltà dei processi di partecipazione.
La discriminazione positiva si realizza a vari livelli. Lipotesi qui formulata è
che un coinvolgimento dellambiente sociale inneschi un processo destinato ad
accrescere le potenzialità educative dellambiente stesso.
Qualunque intervento a favore di soggetti che esprimono una domanda di formazione debole o
inesistente richiede forme molteplici di intervento per una sua attivazione: gli elementi
di globalità e di partecipazione positiva, se sono sempre presenti a vari livelli di
incisività, richiedono tempi lunghi per una partecipazione massiccia delle fasce più
svantaggiate.
Lo sviluppo della domanda si realizza rispondendo alla domanda iniziale qualunque essa
sia, ma prefigurando percorsi che facciano sentire il bisogno di ulteriore impegno verso
nuove esperienze. È in questa ottica che va sviluppata l'educazione degli adulti, in
forme diverse per utenze potenziali diverse.
Le politiche educative e formative in età adulta sono politiche sociali e quindi devono
intervenire su tutte le forme di esclusione e per tutte le fasce di età e fornire
occasioni di esercitare una cittadinanza attiva e partecipe in ogni fase della vita.
Occorre prevedere, pertanto, un collegamento tra educazione degli adulti e momenti
formativi, culturali e sociali tesi a valorizzare gli anziani come risorse e diffondere a
loro favore esperienze culturali, perché non si creino situazioni di solitudine e di
emarginazione, specie per le donne anziane, che in passato frequentemente hanno vissuto in
maniera totalizzante le esigenze di cura della famiglia.
3. Aspetti pedagogici
In questi ultimi tempi la riflessione pedagogica ha rivolto le sue attenzioni allorganizzazione
generale del modello che ha operato fino ad oggi e lha ritenuto insufficiente per
risolvere i nuovi problemi che toccano il percorso formativo dei soggetti interessati.
La proposta che viene avanzata è tesa ad operare un cambiamento. Nella visione generale
del sistema tradizionale prima doveva avvenire la formazione "intellettuale"
alla quale doveva seguire la formazione professionale. Prima ci si doveva formare
intellettualmente per poi poter operare concretamente.
La struttura formativa generale era pertanto caratterizzata dalla preminenza delle
conoscenze rispetto alle competenze intese sia come capacità sia soprattutto come
abilità.
Nello specifico del modello scolastico della scuola secondaria superiore, gli istituti
tecnici generavano prevalentemente capacità e quelli professionali tendevano ad
accentuare le abilità; il tutto era normalmente preceduto da un percorso di studi a
carattere conoscitivo per tutti fino alla conclusione della scuola dellobbligo.
Tutta la cultura del paese ha comunque vissuto sulla costruzione istituzionale di unidea
molto semplice: la concettualizzazione doveva precedere loperazione o lapplicazione,
anzi essa era la condizione indispensabile per poter operare. Maggiore era il possesso
della concettualizzazione, maggiore sarebbe stata la possibilità di una operazione. Il
percorso formativo si sostanziava così di una forma prolungata di studio demandando lapplicazione
alla fase successiva, quella del cosiddetto "mondo del lavoro".
Il mondo del lavoro, da parte sua, non dimostrava particolare gradimento per questa scelta
ritenendo che, per alcune di queste formazioni, in particolare, non ci fossero più le
condizioni per ritenere che le conoscenze che venivano indicate fossero adeguate alle
evolute richieste dellattività produttiva. Si consolidava sempre più lidea
che fosse ormai giunto il tempo di pensare diversamente lapproccio alla formazione.
Linversione di tendenza doveva pertanto riguardare sia i contenuti sia i loro tempi
di apprendimento.
A questi due elementi se ne aggiungeva però un altro. Era difficile pensare ad una
revisione del sistema generale senza un nuovo punto di vista, cioè non appariva più
sufficiente nemmeno diminuire il numero delle informazioni necessarie e ridurre i tempi di
frequenza. Si trattava di qualificare in maniera differente il percorso di formazione.
Lopzione pedagogica
La riflessione sul nuovo concentra la sua attenzione su una ipotesi integrata sia per
laspetto istituzionale e organizzativo sia per quello contenutistico-conoscitivo.
Vari sono gli elementi che vengono introdotti e che qualificano la nuova opzione, ma per
il fatto che sono ritenuti importanti ed essenziali rappresentano i valori intorno ai
quali costruire il nuovo modello. Resta, comunque, lopzione pedagogica il punto
centrale che assegna un nuovo significato a queste componenti ed essa è basata sul
concetto di relazione.
Con questa scelta vengono affrontate diversamente le dicotomie classiche: studio-lavoro,
intellettualità-manualità, formazione basilare formazione tecnica professionale-
cittadinanza.
Lo studio è certamente un valore acquisito; è sempre stato un valore, anche se nel
passato solo per pochi. Oggi è definitivamente considerato un valore essenziale per
tutti. Il problema da affrontare non riguarda tanto il valore dello studio per tutti ma il
rapporto che lo studio deve stabilire con un altro valore, quello del lavoro. La novità
non attiene pertanto allo studio ma alla introduzione del concetto di lavoro nel curricolo
di studio come un concetto formativo essenziale per la comprensione del lavoro stesso. In
questa diversa visione del curricolo il tema del lavoro rappresenta il fatto nuovo e
contribuisce a definire meglio il rapporto con altri contenuti e, soprattutto, con il
valore fondamentale: luomo e le sue operazioni nel mondo.
Laspetto conoscitivo del lavoro riguarda una sola parte del tema, laltra
attiene alloperatività reale, cioè alla sua dinamica nel momento in cui esso si
attua e agisce.
Lorganizzazione della formazione deve pertanto stabilire, rispetto al passato, un
rapporto diverso col mondo del lavoro e con le sue molteplici espressioni. Tra studio e
lavoro sono individuabili una serie di forme di collaborazione che possono rappresentare
modelli articolati di possibili modalità di relazione e di conseguente apprendimento. Si
può così entrare nella logica della non identificazione dellapprendimento con lo
studio soltanto, ma con diverse forme di studio-lavoro.
Per cui si può sostenere che lo studio è solo una modalità della conoscenza e che per
giungere meglio a conoscere diventa indispensabile correlare le forme dello studio alle
forme del lavoro. Lo studio non è più la sola condizione per conoscere. La conoscenza è
il prodotto dellintegrazione fra la dimensione teorica e quella operativa.
Luomo è unità e nellitinerario della sua formazione tale unità deve essere
costantemente mantenuta. Si deve pertanto evitare di attuare forme di separazione che
portino a considerare periodi in cui sia presente la sola formazione dellintelletto
seguiti da altri in cui sia solo presente la formazione tecnica o operativa. La
contestualità delle operazioni va invece mantenuta durante larco della formazione
in tutti i suoi momenti. La formazione integrale delluomo, prima di essere un fatto
contenutistico, è una profonda opzione metodologica.
Sulla stessa linea di riflessione va collocata la distinzione tra formazione di base e
formazione tecnico-professionale.
Un altro elemento di questa nuova strategia formativa riguarda il rapporto tra formazione,
lavoro e "diritto di cittadinanza".
Occorre qui richiamare un fondamentale assunto costituzionale secondo il quale la
repubblica è "fondata sul lavoro". Questa dichiarazione esprime in modo
evidente il collegamento che esiste tra lavoro e cittadinanza.
La costituzione ha inteso assegnare al lavoro un valore primario in quanto riferito al
modo col quale il soggetto, la persona, si colloca con tutta la sua vita nellambiente
produttivo e culturale. Ciò che il lavoro oggi richiede, dal punto di vista pedagogico,
è di essere correlato in modo più ravvicinato alla riflessività e quindi di essere in
grado di stabilire un diverso rapporto col mondo tradizionale dello studio.
Mentre alla scuola e alle diverse istituzioni formative si è chiesto di essere più
attente al tema del lavoro e al relativo rapporto col mondo della produzione, al lavoro,
oggi, si deve chiedere di essere aperto alla riflessione sulle proprie operazioni e,
quindi, di considerare questo nuovo aspetto come elemento essenziale del suo sviluppo
qualitativo.
Il diritto di cittadinanza attraversa proprio questi momenti fondamentali: il soggetto
acquista il diritto al lavoro come diritto alla sua umanizzazione attraverso la
riflessività. Occorre transitare dalla concezione del lavoro come strumento a quella del
lavoro come oggetto significativo per la propria umanizzazione. La prima cittadinanza
politica delluomo risponde a questa esigenza: contribuire allo sviluppo sociale
mediante lumanizzazione del lavoro; essa passa attraverso la riflessione e la
consapevolezza. Questa appare la fondamentale opzione politica intesa come partecipazione
alla costruzione sociale; per il soggetto che lassume e la costruisce è la sua
essenziale e personale opzione pedagogica.
4. Le competenze alfabetiche: dimensioni politiche e
socio-culturali
Lalfabetizzazione funzionale
Recenti dati sulla scolarizzazione della forza lavoro mostrano una forte necessità di
arricchire e rafforzare larea delle competenze di base. È infatti difficile
affrontare la vita personale e professionale contando su un patrimonio di competenze di
base molto esiguo (metà della popolazione occupata è composta da lavoratori privi di
titolo, con licenza elementare e al massimo con un livello di scolarità obbligatoria).
La necessità di partecipare ad azioni educative in diversi momenti della vita personale e
lavorativa è un diritto cui devono poter accedere ampie fasce di popolazione, con
particolare sviluppo delle misure di accoglienza per le fasce a forte rischio di
emarginazione sociale e produttiva in relazione alle necessità di ristrutturare i propri
progetti personali e lavorativi.
Lavvio di un processo di "riscolarizzazione" in età adulta deve
considerare come prioritario il problema dei nuovi bisogni di alfabetizzazione, collegati
alla necessità di nuovi saperi e nuovi linguaggi e dei modelli pedagogici per far fronte
a tali esigenze. Il sistema scolastico deve garantire anche per letà adulta la
possibilità di acquisire i saperi minimi necessari per collocarsi adeguatamente nella
vita sociale e produttiva.
Un ulteriore ambito di primaria importanza cui potrebbero in parte rispondere le
istituzioni scolastiche e lofferta di momenti di orientamento e counselling per
facilitare il rientro nei percorsi formativi, per sostenere gli esiti formativi e la
spendibilità, in raccordo con le altre strutture territoriali a ciò preposte.
Il nuovo obbligo di istruzione e formazione
Il prolungamento a partire dal 2000 dellobbligo di formazione a 18 anni, le
disposizioni contenute nella legge 20 gennaio 1999 n. 9 in materia di modalità di
assolvimento dellobbligo di istruzione elevato a 9 anni, le norme sulla componente
formativa dei percorsi di apprendistato, definiscono alcune delle più rilevanti aree di
interazione tra le iniziative che lo Stato, le Regioni e gli altri soggetti sociali e
istituzionali operanti sul territorio sono chiamati a svolgere nei riguardi della
popolazione giovanile compresa tra i 14 ed i 18 anni, la più colpita da vasti fenomeni di
dispersione scolastica, demotivazione, disorientamento e difficile rapporto col mercato
del lavoro.
Su queste materie esistono ormai i presupposti politici e legislativi per la definizione
di piani operativi che coinvolgano lazione degli Istituti di istruzione secondaria,
e di quelli Professionali in particolare, i più adatti ad interpretare e gestire la
domanda di istruzione e formazione orientata alla rapida transizione verso il mondo del
lavoro e/o a forme di alternanza tra studio e lavoro.
Lidea guida della "competenza"
Lidea guida che percorre e collega concettualmente le citate norme è quella di
"competenza", intesa come dimensione operativa della formazione, uso finalizzato
delle conoscenze, saper fare, organizzare, decidere. Tale interpretazione della nozione di
"competenza", pur potendo trovare applicazioni utili ed efficaci anche nellambito
dei curricoli scolastici finalizzati allacquisizione di titoli di studio
(soprattutto di tipo professionale e tecnico), si pone sul terreno più ampiamente
comprensivo del riconoscimento e della valorizzazione delle diverse modalità, forme e
stili di apprendimento, realizzati o realizzabili anche al di fuori dellofferta
educativa di tipo tradizionale: nei percorsi della formazione professionale, nei luoghi di
lavoro, in autoistruzione o nelleducazione aperta e a distanza. In questo quadro si
pongono con urgenza problemi di riconoscimento e di interazione, integrazione e
circuitazione delle esperienze e dei risultati della formazione comunque acquisita, con
particolare attenzione alle varie forme di educazione extrascolastica.
Nuovi alfabeti, nuovi analfabeti
Accanto allesigenza di investire in modo più sistematico ed efficace nella
educazione e nella formazione iniziale di tutti i giovani compresi nella citata fascia detà
14-18 anni, in modo da porre su più solide basi la prospettiva della educazione
permanente o Life-long, si pone oggi con forza in Italia, come in tutti i Paesi
economicamente e tecnologicamente avanzati, il problema di far fronte ai problemi connessi
al rapido sviluppo di nuovi alfabeti, nuovi saperi e nuove esigenze formative.
Accanto agli ancora non risolti problemi di una più estesa ed efficace alfabetizzazione
primaria si pongono cioè problemi nuovi di ri o neo-alfabetizzazione per larga parte
della popolazione adulta, e non solo in relazione alle competenze professionali possedute:
la formazione continua dei lavoratori esige oggi lacquisizione di competenze
socio-relazionali, comunicative e più ampiamente culturali che appaiono importanti quanto
se non più delle stesse competenze di tipo tecnico-professionale.
Occorre perciò predisporre iniziative organiche di alfabetizzazione funzionale rivolte
agli adulti, occupati e non, tenendo conto del fatto che in Italia i loro livelli medi di
istruzione sono più bassi di quelli che si registrano in altri Paesi dellarea OCSE.
5. Obiettivi e strategie del Patto sociale per lo
sviluppo e loccupazione
Il Patto sociale per lo sviluppo e loccupazione prevede [allallegato 3] limpegno
del Governo "... a predisporre un progetto specifico e risorse mirate per la
sperimentazione e la messa a regime di un sistema di educazione per gli adulti, sul quale
avviare il confronto e la sperimentazione, d'intesa con le forze sociali e con le
rappresentanze delle Regioni e degli Enti locali. Tale progetto, da collocare nell'ambito
della formazione integrata, avrà caratteristiche di integrazione, modularità,
interdisciplinarietà e flessibilità, per consentire percorsi formativi personalizzati, e
prevederà inoltre una certificazione integrata e il riconoscimento di crediti, spendibili
nei percorsi di studio e nel mondo del lavoro".
"Per rispondere ai fabbisogni formativi dei lavoratori e delle aziende, messi in
evidenza dalle indagini realizzate dagli organismi bilaterali costituiti tra le parti
sociali, Governo e Regioni assicureranno un'offerta formativa integrata tra Università,
scuole e agenzie di formazione professionale, che potrà trovare un punto di riferimento
nei Centri territoriali per l'educazione degli adulti, opportunamente integrati
dall'apporto delle strutture della formazione professionale e dell'Università. Tale
offerta formativa sarà organizzata in modo da sostenere l'inserimento lavorativo delle
fasce deboli del mercato del lavoro."
"... In merito alla formazione esterna degli apprendisti nelle imprese artigiane e
nelle piccole imprese, il Governo si impegna a procedere attraverso sperimentazioni
concertate tra le forze sociali e le istituzioni ai vari livelli, al fine di individuare
percorsi e modelli formativi idonei alla realtà dell'imprenditoria diffusa. .... Per
realizzare questi obiettivi Governo e Regioni si impegnano ad assicurare la necessaria
offerta formativa da parte delle strutture della formazione professionale e della scuola,
integrate fra loro. Il Governo si impegna a promuovere un confronto con le parti sociali
al fine del più ampio utilizzo dell'apprendistato".
"Governo e parti sociali concordano sulla necessità di estendere i tirocini
formativi in tutti i percorsi di istruzione e formazione, come strumento indispensabile di
raccordo tra formazione e lavoro, secondo le modalità stabilite dallart. 18 della
l. 196/97 e relativo decreto attuativo (progetti formativi concordati tra strutture
formative e aziende, tutoraggio, coinvolgimento di istituzioni e parti sociali)".
"Il Governo intende favorire la ricerca di un accordo tra le parti sociali volto a
sperimentare meccanismi contrattuali che finalizzino quote di riduzione di orario alla
formazione dei lavoratori, anche attraverso l'utilizzo delle 150 ore, l'utilizzo delle
banche ore annuali previste dai CCNL e ulteriori strumenti per consentire ai lavoratori di
accedere pienamente alle attività di formazione continua e di educazione degli adulti".
"Il Governo, in questo quadro, intende agevolare interventi formativi congiunti
tra Regioni del Nord e del Mezzogiorno, in accordo con le parti sociali, per consentire
gli opportuni trasferimenti di conoscenze ai fini dello sviluppo economico e sociale tra
le diverse aree del Paese".
Con il Patto sociale questi obiettivi e le strategie per conseguirli si collocano in una
nuova definizione della vocazione istituzionale del sistema di EDA. Il diritto al sapere,
nel nuovo contesto sociale ed economico connesso alla globalizzazione, si amplia fino a
divenire diritto alla formazione per tutta la vita, quale precondizione sia per la
crescita culturale e civile della persona sia per laccesso e la permanenza nel
mercato del lavoro.
La crescente complessità delle moderne società, la flessibilità del mercato del lavoro
ed i rapidi cambiamenti dei contenuti delle professionalità presuppongono livelli
qualificati di cultura e di competenze, aggiornate ed arricchite per consentire al
soggetto non soltanto la necessaria autonomia culturale, ma anche lalternarsi di
formazione e lavoro, quale precondizione per difendere il diritto alla qualità delloccupazione
e allevoluzione dei percorsi professionali.
In tale nuovo contesto, le conoscenze culturali e di base acquistano maggiore centralità
e si coniugano come elementi pre-professionalizzanti, in grado di collegare la cultura al
saper fare ed ai contesti di vita e di lavoro. LEDA diviene, pertanto, una risorsa
importante per lo sviluppo locale e per il recupero dellidentità anche sociale del
territorio.
Il ruolo dellEDA si colloca, quindi, con chiarezza nellambito del diritto di
cittadinanza e come tale deve essere esplicitamente confermato.
Anche nel nuovo contesto, viene confermato il ruolo tradizionalmente svolto dallEDA,
quali le azioni formative rivolte alle fasce di utenti più deboli o marginalizzate, il
soddisfacimento di bisogni culturali individuali, tra i quali rappresenta una priorità il
conseguimento del titolo di studio. Il recupero e lacquisizione del titolo di studio
prevedono percorsi scolastici allinterno di una strategia complessiva di
integrazione che non può negare la responsabilità della scuola in presenza di una
specifica esigenza di istruzione.
Come dichiarato nella Conferenza di Amburgo, lEDA deve essere vista in una
prospettiva più ampia, orientata a diversi obiettivi, dal recupero dei drop-out
alla rimotivazione culturale e sociale, allinserimento dei giovani al mercato del
lavoro, alla lotta alla disoccupazione, nonché allaccoglienza di immigrati che
stanno diventando una presenza sempre più significativa nel nostro Paese, assai rilevante
in certe aree.
Occorre realizzare le condizioni per una offerta integrata e flessibile, che, a cominciare
dalla formazione collegata al lavoro e ad altre tipologie educative che corrispondano alle
aspirazioni e ai desideri degli individui, coniughi esigenze di formazione
tecnico-professionale con esigenze di autonomia culturale e di orientamento del cittadino
e, attraverso la certificazione e il riconoscimento di crediti nei diversi contesti di
studio e di lavoro, consenta a ciascuno la personalizzazione dei percorso culturali e
formativi.
Lintegrazione - intesa quale interazione tra soggetti diversi nel rispetto delle
diverse vocazioni istituzionali - è lelemento che può consentire lapertura
dellEDA alla nuova qualità della domanda sociale. Tale integrazione dovrà
riguardare il raccordo con la formazione professionale e, quindi, con i diversi centri
pubblici e privati accreditati. Il coinvolgimento della scuola secondaria superiore dovrà
costituire un obiettivo esplicito, prevedendo tempi e forme di graduale inserimento, fino
a farne un altro baricentro dellattività dellEDA, in grado di fornire
risposte alla domanda di cultura e di formazione di chi ha già il titolo dellobbligo.
Tutto ciò in coerenza con la crescita e la diffusione dei livelli di scolarizzazione, e
in relazione allelevamento dellobbligo scolastico, nonché alla previsione
dellobbligo formativo.
In questa ottica, la scuola secondaria serale deve essere più raccordata con il circuito
EDA per consentire ai corsisti il normale proseguimento dei corsi di studio.
I curricoli della scuola serale, soprattutto nella istruzione tecnica nonostante le
innovazioni introdotte con le sperimentazioni in atto, non offrono le flessibilità
richieste dal particolare modello organizzativo.
La concertazione con le parti sociali in grado di dare efficacia alle decisioni assunte,
come ribadito dalla stessa Commissione Europea, costituisce lo strumento principale per
raccordare lofferta formativa anche alla domanda espressa dal mercato del lavoro,
assicurando al tempo stesso quellampiezza del consenso che solo è in grado di dare
efficacia alle decisioni assunte.
6. Lesperienza dei Centri Territoriali
I Centri Territoriali Permanenti, istituiti ai sensi dello.m. 455/1997, hanno
raccolto e integrato unitariamente le precedenti esperienze dei corsi di alfabetizzazione
e dei corsi per lavoratori, e rappresentano, sotto laspetto organizzativo, linsieme
dei servizi e delle attività di istruzione e di formazione degli adulti presenti su un
territorio di dimensione distrettuale.
Le attività e i servizi per gli adulti si svolgono su più sedi anche non scolastiche e
sono coordinati dal Centro Territoriale che ha come riferimento amministrativo e didattico
una istituzione scolastica della fascia dellobbligo e come coordinatore responsabile
il suo capo distituto.
Sotto laspetto funzionale i Centri Territoriali Permanenti sono luogo di
concertazione, di lettura dei bisogni formativi, di progettazione e di organizzazione
delle iniziative di istruzione e formazione in età adulta, per lalfabetizzazione
culturale e funzionale, il consolidamento e la promozione culturale, la rimotivazione e il
riorientamento, lacquisizione e il consolidamento di conoscenze e di competenze
specifiche, di pre-professionalizzazione e/o di riqualificazione professionale.
I Centri svolgono attività di accoglienza, ascolto e orientamento; di alfabetizzazione
primaria funzionale e di ritorno, anche finalizzata ad un eventuale accesso ai livelli
superiori di istruzione e di formazione professionale; di apprendimento della lingua e dei
linguaggi; di sviluppo e consolidamento di competenze di base e di saperi specifici; di
recupero e sviluppo di competenze strumentali culturali e relazionali per una attiva
partecipazione alla vita sociale; di acquisizione e sviluppo di una prima formazione o
riqualificazione professionale; di rientro nei percorsi di istruzione e formazione di
soggetti in situazione di marginalità.
Le attività si svolgono mediante corsi lunghi di istruzione oppure a mezzo di corsi
brevi/moduli a carattere monografico. Al termine delle attività è previsto il rilascio
di titoli, certificazioni o attestazioni dei crediti formativi acquisiti.
Laccesso ai Centri Territoriali è gratuito. Possono accedere alle attività dei
Centri gli adulti di qualsiasi età e condizione. Viene data precedenza a coloro che
richiedono il conseguimento del titolo di studio (licenza elementare o media).
Il Centro si avvale dei docenti messi a disposizione dal provveditorato agli studi e degli
operatori messi a disposizione da altri soggetti pubblici o in convenzione da altri
istituti o assunti con contratto dopera.
Il 98/99 è stato lanno in cui i Centri hanno preso lavvio in forma diffusa su
tutto il territorio nazionale, riorganizzando e comprendendo anche molte delle esperienze
per gli adulti dei precedenti ordinamenti.
Sono stati attivati circa 700 corsi di alfabetizzazione (scuola primaria) su 2/3 dei
Centri, e circa 1.700 corsi delle 150 ore nel 95% dei Centri, con una utenza complessiva
di 53 mila adulti; le attività distruzione sono state condotte da oltre 3.300
docenti che si sono avvalsi del supporto tecnico e amministrativo di circa 1.200 unità di
personale ATA.
Altri 97 mila adulti hanno potuto fruire presso i Centri di corsi brevi o a carattere
modulare (es., alfabetizzazione informatica e linguistica). Per gli interventi i Centri si
sono avvalsi, oltre che dellapporto diretto dei docenti assegnati, anche di
prestazioni aggiuntive e di contratti dopera intellettuale stipulati con esperti
esterni nonché con il sostegno degli IRRSAE che hanno organizzato momenti di confronto
degli operatori interessati anche a carattere regionale.
Il tipo di offerta e la quantità di consenso ottenuto dai nuovi CTP, in prospettiva,
spostano decisamente il centro dellazione verso gli istituti di istruzione
secondaria superiore dove i livelli di servizio possono meglio corrispondere ai nuovi
bisogni formativi emergenti.
Si può prevedere un ampliamento dellofferta di servizio in questa direzione con
interventi integrati, senza depotenziare le realtà che attualmente soddisfano una diffusa
domanda di istruzione e di formazione.
Particolari interventi vanno progettati e realizzati nelle aree non ancora impegnate nelleducazione
degli adulti, soprattutto nel Mezzogiorno, nonostante i bassi livelli di istruzione e
formazione della popolazione.
7. Verso la costruzione di un sistema integrato di
educazione e formazione permanente
Il processo di rinnovamento del sistema formativo italiano sta interessando sia larea
della formazione iniziale (elevamento dellobbligo di istruzione, obbligo formativo a
18 anni, apprendistato, formazione integrata superiore), sia larea della formazione
continua e delleducazione in età adulta (misure di sostegno per la formazione
continua previste nella L.196/97, ordinanza del Ministro della P.I. n. 455/97 sulleducazione
in età adulta).
Il ridisegno dellarchitettura di sistema raccoglie pienamente le indicazioni
provenienti dalle politiche dellUe in merito alla necessità che i sistemi formativi
rispondano ad una domanda sociale ed economica diversa dal recente passato, per favorire lacquisizione
di nuovi saperi con opportunità formative differenziate.
Il cambiamento richiede la promozione di una offerta integrata tra il sistema scolastico e
il sistema di formazione professionale e tra questi e il mondo del lavoro.
I soggetti istituzionali (Stato, Regioni ed Enti locali ) e le parti sociali debbono
assumere un impegno comune per suscitare una vasta percezione, in tutta la popolazione, in
merito allimportanza del ruolo che leducazione degli adulti può rivestire per
la crescita democratica, civile, sociale ed economica del nostro Paese, soprattutto nel
Mezzogiorno.
Occorre uno sforzo, politico e progettuale, per passare da unorganizzazione per
sistemi chiusi ad una organizzazione di rete il cui obiettivo è costituito da risposte
efficaci e differenziate ai diversi bisogni dellutenza; senza questo passaggio, che
comunque presenta tempi di realizzazione a medio-lungo termine, non sarà possibile
parlare di interventi integrati e di miglioramento della qualità complessiva del sistema.
Leducazione degli adulti è costituita dallinsieme delle opportunità
educative formali (istruzione e formazione professionale certificata) e non formali
(cultura, educazione sanitaria, sociale, formazione nella vita associativa, educazione
fisico-motoria) rivolte ai cittadini in età adulta, aventi per obiettivo la formazione di
competenze personali di base nei diversi campi e di competenze di base trasferibili e
certificabili.
È sullinsieme di questo campo dintervento che le politiche dintegrazione
previste nel presente paragrafo intendono intervenire.
Il carattere integrato dei progetti e degli interventi che ne conseguono costituisce il
motivo ispiratore di una strategia tendente ad assicurare la funzione
"inclusiva" del nuovo sistema.
Il campo delleducazione degli adulti in Italia è ricco di esperienze e
potenzialità. Attraverso un processo dintegrazione si tratta di ricondurlo a
sistema, aumentarne la qualità con la creazione di servizi di supporto, favorire la
razionalizzazione degli interventi in atto ed assicurare un più alto grado di eguaglianza
delle opportunità formative lungo larco dellesistenza, nella prospettiva di
realizzare lobiettivo proposto dalla V Conferenza mondiale dellUNESCO di
"one hour a day for learning for all".
Si tratta di porre in essere un processo che sviluppi lintegrazione tra:
1. le diverse istituzioni responsabili nei diversi campi ed ai diversi livelli
istituzionali, ciascuno per le proprie competenze;
2. i diversi ambiti dintervento;
3. le risorse umane, materiali e finanziarie disponibili.
7.1 I destinatari
Il nuovo sistema integrato di educazione degli adulti si muove in una prospettiva di life
long learning e per questo intende portare a sinergia linsieme delle
opportunità formative che interessano i cittadini in età adulta, in relazione ai diversi
problemi ed interessi che caratterizzano le diverse fasi e i diversi momenti dellesistenza.
Per questa ragione il nuovo sistema prende in considerazione la domanda di formazione
espressa da ogni strato di pubblico, ovvero:
a) pubblici particolari
b) pubblici di ogni età e condizione sociale.
7.2 Loggetto della nuova offerta formativa
integrata
Il nuovo sistema integrato di formazione dovrà assumere tre compiti prioritari:
1. favorire il rientro nel sistema formale di istruzione
e formazione professionale
2. favorire lestensione delle conoscenze
3. favorire lacquisizione di specifiche competenze connesse al lavoro o alla vita
sociale.
7.3 Gli agenti formativi
Il Ministero della PI, le altre amministrazioni dello Stato, le Regioni e gli Enti
locali debbono impegnarsi di concerto a promuovere il nuovo sistema integrato di
educazione degli adulti, a partire dalla realizzazione di una progressiva sinergia tra
diversi attori già impegnati nel settore.
In particolare, si considera essenziale lapporto dei seguenti agenti:
a) il sistema scolastico ;
b) il sistema regionale della formazione professionale;
c) il sistema dei servizi per limpiego;
d) le reti civiche delle iniziative per leducazione degli adulti
e) le infrastrutture culturali (biblioteche di EE.LL., musei, teatri...);
f) le imprese;
g) le associazioni (culturali, del volontariato sociale, del tempo libero, delle famiglie,
ecc.).
h) le università.
Tali soggetti possono dar vita congiuntamente a forme
associative anche a carattere consortile per la gestione di programmi e progetti comuni.
7.4 Il sistema generale
Il sistema generale si articola sui seguenti livelli istituzionali:
- a) Livello nazionale
Le funzioni relative allintegrazione dei sistemi vanno affidate ad un comitato
integrato, composto dal Ministero della P.I., dal Ministero del lavoro e della previdenza
sociale, dal MURST, dal Dipartimento per gli affari sociali, dalla rappresentanza delle
Regioni, degli Enti locali e dalle parti sociali.
Tale Comitato deve essere raccordato con il Comitato nazionale per lIstruzione
Formazione Tecnica Superiore, al fine di assicurare la necessaria coerenza degli
interventi di integrazione di sistema, eventualmente prevedendo un rapporto strutturale
tra i due Comitati. Tali funzioni riguardano soprattutto lindividuazione delle
priorità strategiche, la definizione degli indirizzi generali nonché delle risorse
attivabili, dei criteri per la loro distribuzione e la definizione di linee guida per la
determinazione degli standard, del monitoraggio e della valutazione, dei dispositivi di
certificazione e di riconoscimento dei crediti.
- b) Livello regionale
La pianificazione e la programmazione dellofferta formativa integrata rivolta agli
adulti rientrano nelle competenze delle Regioni ai sensi dellart.138 del d.lgs. 112
del 1998, cui esse assolvono secondo quanto previsto dagli ordinamenti regionali.
Al fine di assicurare la necessaria concertazione, le Regioni
istituiscono un Comitato regionale, costituito dagli Assessori Regionali preposti, dai
Rappresentanti degli Enti locali, dal Rappresentante del Dipartimento regionale scolastico
e dalle Parti sociali, secondo modalità analoghe a quanto previsto per il livello
nazionale.
Tale Comitato ha funzioni di concertazione relative, oltre che alla programmazione, alla
promozione, al monitoraggio e alla valutazione del sistema di Educazione degli adulti.
In particolare, tale organismo:
a) Individua gli interventi per la promozione dellEducazione degli adulti;
b) definisce i criteri per la realizzazione delle attività sul proprio territorio, a
partire dalle conoscenze sui fabbisogni professionali e formativi locali;
c) definisce il quadro delle risorse disponibili destinate al sistema integrato di
educazione degli adulti;
d) definisce i criteri e le modalità di monitoraggio e valutazione.
Nellambito delle funzioni di programmazione dellofferta
formativa, le Regioni, tenendo conto anche delle indicazioni dei Comitati locali,
promuovono il raccordo dei Piani di educazione degli adulti con le politiche di sviluppo
ed occupazionali.
La Regione definisce, dintesa con gli Enti locali e con il Responsabile del
Dipartimento regionale per listruzione, i criteri per lindividuazione degli
ambiti di riferimento territoriale relativamente alla costituzione dei Comitati locali e
definiscono la dislocazione dei Centri territoriali.
Il Comitato locale ha di regola dimensione comunale o, preferibilmente, sovracomunale.
Il Responsabile del Dipartimento regionale per listruzione assicura lacquisizione
dei pareri del Consiglio regionale dellistruzione in merito a quanto previsto dallart.
4 del d.lgs. 30 giugno 1999 n.233.
- c) livello locale
La Provincia svolge le seguenti funzioni
a. concorre con la Regione alla definizione delle scelte di programmazione in tema di
educazione degli adulti
b. predispone le linee generali per la programmazione territoriale, con particolare
riferimento alla definizione del quadro complessivo delle risorse disponibili su scala
provinciale
c. programma i servizi di informazione e pubblicizzazione di interesse sovracomunale
d. collabora al monitoraggio del sistema a livello provinciale sulla base delle
indicazioni ricevute dal livello regionale ed in sinergia con eventuali progetti di
monitoraggio e valutazione di dimensione regionale
I Comuni svolgono le seguenti funzioni:
a. concorrono con la Regione e la Provincia alla definizione delle scelte di
programmazione in tema di educazione degli adulti
b. provvedono al monitoraggio ed allanalisi dei fabbisogni formativi e professionali
che emergono dal territorio
c. programmano, dintesa con i Comitati locali, luso condiviso delle risorse
disponibili
d. promuovono, dintesa con i Comitati locali, le iniziative nellambito delleducazione
degli adulti
e. concorrono alla definizione dei progetti pilota, sulla base delle priorità e delle
vocazioni territoriali
f. promuovono la realizzazione ed il coordinamento dellinsieme delle opportunità
presenti a livello territoriale, ai fini del funzionamento integrato del sistema
g. organizzano iniziative per linformazione e lorientamento degli utenti
rispetto alle diverse opportunità
Il Comitato locale
La sede privilegiata della programmazione concertata è quella locale. A questo scopo, i
Comuni e le Comunità Montane promuovono - dintesa con gli uffici scolastici
territoriali, con gli altri soggetti istituzionali e con le parti sociali -
la costituzione di Comitati locali per lofferta formativa integrata destinata agli
adulti, sulla base dei criteri definiti in sede di programmazione regionale.
I Comitati medesimi, in particolare:
a. promuovono leducazione degli adulti
b. programmano, in linea con i criteri stabiliti a livello regionale, le attività da
realizzare sul proprio territorio, a partire dallanalisi dei fabbisogni
professionali e formativi locali,
c. definiscono e programmano luso condiviso delle risorse disponibili destinate al
sistema integrato di educazione degli adulti,
d. elaborano progetti di area e formulano proposte per il complessivo calendario dellofferta
formativa,
e. formulano proposte in merito alla istituzione di Centri territoriali ed alla relativa
dislocazione.
I Comitati locali sono presieduti da rappresentanti dei Comuni e delle Comunità Montane,
e sono composti dai rappresentanti degli Uffici scolastici territoriali, della Provincia,
dei Comuni, delle Comunità montane, delle parti sociali e da rappresentanze delle Agenzie
formative (associative e non) operanti nel campo delleducazione non formale. Del
Comitato fa parte un rappresentante del Consiglio scolastico locale di cui allart. 5
del d.lgs. 233/1999.
Lambito territoriale per la costituzione di ciascun comitato è definito sulla base
dei criteri individuati dalla Regione, dintesa con i Comuni e le Province.
Spetta ai comitati anche assicurare il raccordo con le politiche occupazionali e i servizi
per limpiego, a partire dallorientamento, secondo quanto previsto dal d.lgs n.
469/97.
7.5 Gli operatori
Per lo svolgimento delle attività formative è
necessaria la presenza di operatori specializzati, qualificati e con competenze
professionali specifiche.
Essi sono impegnati in funzione di pianificazione,
programmazione, progettazione, gestione di agenzie formative e di servizi, docenza,
tutoraggio daula, di azienda, di servizi, organizzazione. Per ogni progetto deve
essere garantita la presenza di operatori specializzati nella progettazione formativa.
7.6 Il modello formativo
Il modello formativo si caratterizza per lofferta di una molteplicità di
percorsi aperti e flessibili e di specifiche opportunità, al fine di essere centrato
sulle condizioni di partecipazione degli iscritti e favorire l'ingresso in formazione di
soggetti adulti di ogni età. Esso si caratterizza per la modularità dei percorsi e per
la flessibilità dei moduli che lo compongono, ognuno finito in sé e riconosciuto,
eventualmente, anche quale credito formativo dai soggetti coinvolti sia per la
prosecuzione degli studi (nel sistema scolastico e professionale) sia per una
professionalizzazione dellindividuo secondo una modalità di quantificazione
stabilita fra le istituzioni interessate ai fini della relativa esigibilità e basata su
standard minimi concertati a livello nazionale
Rispetto alle attività previste dalla programmazione dellofferta formativa definita
in sede di Comitato locale e rispondenti a criteri di qualità ed ai relativi standard
formativi previsti dal sistema, si potrà prevedere il riconoscimento di crediti ai fini
della riduzione del percorso scolastico o del percorso di professionalizzazione. Potranno
essere riconosciute competenze acquisite anche allesterno delle agenzie
specializzate nellistruzione e nella formazione professionale e, in particolare,
nelle agenzie la cui offerta è inclusa nei piani elaborati a livello regionale e locale.
7.7 Finanziamenti
Il sistema viene sostenuto finanziariamente dalle risorse messe a disposizione dallo
Stato, dalle Regioni, dagli EE.LL. e da soggetti pubblici e privati, da integrare con
altre risorse messe a disposizione dallUe.
Più in generale, il sistema integrato di educazione degli adulti si fonda sullutilizzazione
delle risorse strumentali ed umane provenienti dai diversi sistemi e dai diversi agenti
pubblici e privati che concorrono alla sua attivazione e al suo funzionamento.
I fondi statali aggiuntivi destinati allarricchimento ed allintegrazione dellofferta
formativa hanno lo scopo di:
a) incrementare lofferta formativa in particolare ove carente;
b) sostenere i progetti pilota e i progetti per particolari tipi di attività;
c) favorire la costruzione del sistema e delle reti;
d) favorire i raccordi con la formazione continua e lapprendistato.
Una quota adeguata dellinsieme delle risorse rese disponibili dalle Regioni e dagli
Enti locali dovrà essere destinata al finanziamento della domanda individuale di
formazione (assegni di studio, buoni studio, conti correnti formativi individuali, i
prestiti donore e altro).
8. il programma 2000
Premessa
La riorganizzazione dellattività EDA si colloca in una strategia che sta
velocemente evolvendo, ma che richiede, per la sua piena attuazione, ulteriori soluzioni
legislative e contrattuali. Va considerata, pertanto, lesigenza di un governo della
fase di transizione, individuando le necessarie connessioni tra esperienze e prospettiva
nella chiarezza degli obiettivi, dei percorsi, delle risorse tecnico-professionali.
In tale fase è necessario che la definizione delle funzioni e degli organismi ai diversi
livelli istituzionali debba tener conto, per un verso, dei processi di riforma in atto o
in via di realizzazione (autonomia scolastica e riforma dei cicli, d.lgs. 112/98, legge
196/97, riforma degli organi collegiali della scuola, riforma del ministero della P.I.),
per laltro, delle caratteristiche di sistema nazionale dellEDA che debbono
essere salvaguardate per assicurare pari diritti ed opportunità sul territorio nazionale.
8.1. Le priorità
Costituiscono obiettivi prioritari.
a. Lavvio dellimpianto del modello di programmazione e gestione del
nuovo sistema di educazione degli adulti a livello locale, regionale e nazionale, con il
compito prioritario di rafforzare il ruolo di programmazione dellofferta formativa
da parte degli enti locali e delle Regioni dintesa con i rappresentanti del
Dipartimento regionale per listruzione e linsieme dei soggetti pubblici e
privati competenti e secondo modalità di concertazione con le forze sociali, nella
prospettiva di un progressivo coinvolgimento delle competenze in materia presenti nelle
politiche del lavoro, dellistruzione, delluniversità, nelle politiche
sociali, nella cooperazione internazionale.
b. La sperimentazione di progetti pilota nazionali, regionali, locali capaci di
assicurare la produzione di una modellistica con alto grado di trasferibilità.
c. Il rafforzamento e lo sviluppo dei sistemi e degli interventi di educazione degli
adulti nei campi dellistruzione, formazione ed educazione non formale degli adulti.
8.2. Linee di attuazione
Premessa
Il nuovo sistema di educazione degli adulti potrà nascere solo come risultato di un
ampio processo di trasformazione che assicuri risorse, sostenibilità e qualità dellofferta
formativa. Per questo, nellattuazione degli interventi costituisce un vincolo comune
il rispetto e lo sviluppo di modelli di integrazione. A questo scopo, si dovrà operare
privilegiando pratiche di integrazione nei diversi momenti di funzionamento del sistema e
in particolare nei momenti della: programmazione, gestione, attuazione, certificazione,
valutazione e riconoscimento dei crediti. Per quanto concerne la gestione e lattuazione
di programmi e progetti comuni si privilegiano i soggetti integrati costituiti attraverso
forme associative anche consortili.
8.2.1. Il modello di programmazione e gestione
a. a livello locale gli enti locali, su base individuale
o associata, sono chiamati ad impegnarsi nell'avvio del processo di programmazione
territoriale dellofferta formativa integrata rivolta alla popolazione in età
adulta, secondo gli indirizzi esposti al precedente punto 7.
I Comitati locali, istituiti a seguito di tali iniziative, sostituiscono a partire dallanno
2000 gli attuali Comitati provinciali per leducazione degli adulti previsti
dallo.m. 455/97. Il risultato di tale processo consisterà nella messa in rete e nel
coordinamento dellinsieme dellofferta di educazione degli adulti, assicurata
da soggetti pubblici e privati e dalla adozione di comuni strumenti di informazione della
popolazione;
b. a livello regionale e nazionale saranno attivate
azioni per la definizione di indirizzi per la programmazione
dellofferta formativa, la promozione di comuni servizi di accompagnamento
(formazione comune degli operatori, comuni servizi di informazione radiotelevisiva, etc.),
il monitoraggio, la valutazione, lattivazione di comuni procedure di certificazione
e riconoscimento dei crediti. Attraverso le azioni qui considerate si dovrà giungere alla
definizione, a livello nazionale, delle linee-guida di un programma per lEDA. Lobiettivo
quantitativo è costituito dal coinvolgimento a regime di 500.000 persone ogni anno.
8.2.2. La sperimentazione di componenti del nuovo sistema
Gli Enti locali, nellambito degli indirizzi regionali di programmazione, concorrono,
sulla base delle priorità e delle vocazioni territoriali, alla definizione di progetti
pilota significativi attraverso cui si avvia la sperimentazione della possibili modalità
di intervento rispetto alle diverse componenti e dimensioni di un nuovo sistema di
educazione degli adulti. Le Regioni, dintesa con gli Enti locali, promuovono
progetti pilota nel caso in cui tali interventi contribuiscano allo sviluppo della
dimensione regionale del sistema integrato di educazione degli adulti a supporto dei
comitati locali, con particolare riferimento alle misure di accompagnamento di interesse
comune (formazione degli operatori, informazione, ricerca e sperimentazione avanzata -
nuove tecnologie, crediti etc.).
Si tratterà di progetti a base territoriale, nel senso che saranno progettati e gestiti dintesa
con gli Enti locali interessati e con le agenzie competenti.
La sperimentazione dei progetti pilota dovrà avere un rilievo nazionale ed essere
significativa rispetto al processo di costruzione del nuovo sistema formativo per gli
adulti. Indirizzi in materia saranno definiti dal Comitato nazionale.
8.2.3. La gestione e lo sviluppo degli interventi
La gestione e lo sviluppo degli interventi avviene attraverso lazione sinergica dei
sottosistemi della scuola, della formazione professionale e delleducazione non
formale.
a. leducazione degli adulti nel sistema scolastico
In tale ambito si provvede alla Riorganizzazione dei Centri Territoriali per lEDA
sulla base degli obiettivi e delle priorità stabiliti dalla programmazione regionale dellofferta
formativa integrata e concertati con gli enti locali e le parti sociali.
A questo fine i Centri Territoriali possono essere ubicati in qualunque tipo e ordine di
scuola. A partire da un ampio coinvolgimento degli istituti tecnici e professionali, listruzione
secondaria superiore deve diventare parte integrante del sistema delleducazione
degli adulti.
Gli interventi dovranno essere indirizzati alla valorizzazione e alla qualificazione dei
Centri Territoriali quali strutture di servizio che svolgono, per quanto di competenza, un
ruolo di raccolta della domanda di formazione e di raccolta, diffusione e orientamento
rispetto allofferta formativa territoriale, di organizzazione dellofferta
formativa, nellambito degli obiettivi definiti nel piano locale.
Pertanto, i Centri Territoriali, dintesa con gli altri soggetti individuati dal
comitato locale e, in particolare, con i servizi per limpiego, predispongono laccoglienza,
effettuano il bilancio di competenze per valutare i crediti di ingresso, organizzano unofferta
formativa integrata e modulare, provvedono al rilascio della certificazione in coerenza
con il sistema delle certificazioni esistente a livello nazionale o regionale.
Il Piano dellofferta formativa del Centro deve essere definito dintesa con il
Comitato locale che provvederà, a tal fine, alla designazione di un referente.
La realizzazione del piano sarà oggetto di monitoraggio e valutazione sulla base dei
criteri definiti dal Comitato locale, nellambito degli indirizzi nazionali e
regionali.
Il modello della struttura cui occorre far riferimento in coerenza con le funzioni
indicate è quello di un centro di servizio per lattuazione dellofferta
formativa integrata, da realizzare in particolare attraverso accordi di rete tra scuole di
diverso ordine e grado a norma del D.P.R. 8 marzo 1999, n.275 artt.7 e 9 e altri soggetti
formativi pubblici e privati.
Ai Centri deve essere assicurata lautonomia didattica, organizzativa e finanziaria
necessaria anche per la realizzazione di unofferta formativa integrata.
I Centri si dovranno avvalere di un nucleo stabile di personale, selezionato in base alla
specifica competenza nella materia e alla esperienza professionale maturata, tenendo conto
delle funzioni in materia di progettazione, attivazione e utilizzazione delle reti,
raccordo con i soggetti formativi, bilancio di competenze.
A questi fini, con riferimento a quanto previsto dal CCNL del Comparto scuola del
26.5.1999, vanno ridefiniti sulla base del confronto con i sindacati di categoria, i
profili ed i percorsi professionali dei docenti che operano nei centri territoriali
nonché le modalità per il loro reclutamento e la definizione delle dotazioni organiche.
A questo stesso fine, vanno programmati specifici interventi per la loro formazione.
In questottica si provvederà alla Revisione dello.m. 455/97 per
sostenere il processo di progressiva integrazione degli interventi. In una prima fase di
sperimentazione del nuovo impianto, la nuova o.m. dovrà avviare progetti innovativi che
anticipino le caratteristiche di qualità del nuovo sistema integrato.
Il relativo testo va sottoposto al parere della Conferenza unificata.
b. leducazione degli adulti nel sistema formazione
professionale
Gli enti o centri di formazione professionale che intendono offrire corsi, percorsi o
moduli di competenze di base, trasversali e professionalizzanti agli adulti. sono tenuti
ad ottenere laccreditamento delle proprie sedi operative secondo quanto previsto
dalla normativa nazionale e regionale.
c. leducazione non formale per adulti
Le reti civiche delle iniziative di educazione degli adulti, le infrastrutture culturali
pubbliche, le associazioni, le Università della terza età, in genere tutti gli agenti
che offrono attività di educazione non formale agli adulti al fine di sostenere il pieno
sviluppo della personalità dei cittadini, anche attraverso la più ampia diffusione della
cultura, nonché linserimento delle persone nella vita socio-culturale della
comunità in cui risiedono, svolgono un ruolo fondamentale nel sistema e vanno inseriti
nella programmazione locale e regionale delle attività, secondo modalità e procedure,
stabilite a livello regionale di concerto con i Comitati locali.
Tali procedure e modalità dovranno consentire il rilascio di attestati per leventuale
riconoscimento delle competenze acquisite, ai fini del rientro in percorso di istruzione,
di formazione o di lavoro.
Le azioni sopra descritte costituiscono una prima fase di intervento per fondare nel
nostro Paese un sistema di educazione degli adulti, condiviso e concertato, a sostegno
della qualità della vita delle persone, del pieno esercizio della cittadinanza e dello
sviluppo locale, con la partecipazione di soggetti pubblici e privati e con il più ampio
coinvolgimento delle parti sociali.
Per lavvio di un processo più strutturato, si auspica linserimento di un
apposito articolo sul sistema formativo integrato per leducazione degli adulti nellambito
delle norme collegate sullistruzione e la formazione alla legge finanziaria 2000.
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