Il Ministro della Pubblica Istruzione, nel
prendere la parola, dichiara che la sua odierna presenza in Commissione
istruzione intende onorare l'impegno, preso in Senato prima
dell'approvazione della legge sul riordino dei cicli, di acquisire in
itinere i contributi e le indicazioni utili per la definizione del piano
di attuazione della legge, prima che esso sia formulato, prima che i
problemi siano risolti, prima di proporre le soluzioni in via definitiva.
Il senso della comunicazione odierna è solo quello di proporre
problematicamente i punti controversi, o comunque ancora non
sufficientemente elaborati, perché si avvii una discussione libera e
creativa, volta a sollecitare gli apporti di tutti, senza preclusioni, al
fine di preparare e agevolare le future concrete decisioni.
Ricorda quindi che la riforma organica e unitaria del sistema di
istruzione ha come finalità l'innalzamento dei livelli culturali dei
cittadini, necessario per lo sviluppo civile, democratico ed economico del
Paese, anche al fine di fornire alle giovani generazioni gli strumenti
critici per interpretare e vivere il proprio tempo e di garantire che i
risultati raggiunti non si disperdano una volta conclusi i percorsi
scolastici.
Si tratta di obiettivi, comuni a tutte le nazioni industrializzate, che
traggono la loro ragione da fenomeni quali la crescita e la modifica
continua dell'insieme delle conoscenze; la mobilità e variabilità che
caratterizzano il mondo contemporaneo; lo straordinario sviluppo
tecnologico, che segna sempre di più le condizioni della vita nella
dimensione individuale e collettiva, e sempre più influirà anche sulla
scuola per quanto riguarda le modalità dell'apprendimento; la
generalizzazione della frequenza della scuola secondaria superiore.
Passando agli obiettivi della riforma, osserva che questi sono ben
definiti nell'articolo 1 della legge, che da un lato valorizza
l'attenzione nei confronti delle singole persone e dall'altro garantisce a
ciascuno pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali,
adeguati all'inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro anche
con riguardo alle specificità territoriali.
Occorre peraltro che l'attuazione della riforma, pur nell'attenzione a
quanto avviene in altri Paesi, non prescinda dal patrimonio storico e
culturale italiano e dalla stessa peculiare tradizione della scuola
italiana, che si fonda sulla riconosciuta funzione delle discipline, che
sono state e restano i decisivi tramiti per un apprendimento critico e
seriamente strutturato. Le discipline costituiscono infatti la via maestra
per l'acquisizione di quei robusti strumenti culturali, di quelle
conoscenze consolidate e di quelle stabili competenze, che sono
indispensabili per comprendere e interpretare la realtà, per esercitare a
pieno titolo i diritti di cittadinanza e per inserirsi in modo qualificato
in un mondo del lavoro in rapida evoluzione.
L'attuazione della legge sul riordino dei cicli, in quanto impegno che
sottolinea il valore generale della riforma della scuola rispetto ai
grandi processi di cambiamento che interessano e coinvolgono l'intera
società, esige il coinvolgimento più ampio possibile di tutti e in primo
luogo del Parlamento, ma anche delle organizzazioni rappresentative del
mondo della scuola, di docenti, studenti, genitori, le associazioni
professionali di docenti, quelle che raccolgono i cultori delle diverse
discipline, il mondo dell'alta cultura, i sindacati.
Al tempo stesso, la definizione del sistema formativo del paese non potrà
prescindere dall'orizzonte economico e produttivo, il che richiama la
necessità di ascoltare la voce e di sollecitare l'apporto di tutte le
parti sociali. Non si può però dimenticare che il successo di una
riforma di tale portata resta comunque affidato alla partecipazione attiva
del mondo della scuola e dei soggetti interessati agli esiti formativi del
sistema di istruzione. In primo luogo, gli insegnanti e i dirigenti
scolastici.
Il piano pluriennale di cui all'articolo 6 della legge dovrà pertanto
trovare fondamento anche nel ricco e articolato patrimonio di esperienze
che le scuole hanno già maturato sia attraverso l'attività ordinaria,
sia attraverso le varie forme di sperimentazione.
Intende, nella presente occasione, segnalare soltanto un primo gruppo di
questioni sulle quali sollecitare, a partire da oggi, il confronto più
ampio.
La prima questione attiene ai tempi di attuazione della legge, che
dovranno essere compatibili con i tempi indispensabili per la
predisposizione della normativa secondaria e per un'adeguata preparazione
del personale ai nuovi compiti, che ne valorizzi le specifiche
professionalità. L'attuazione dovrà inoltre avere carattere processuale,
in modo da consentire anche l'introduzione in itinere delle modifiche che
l'esperienza concreta potrà suggerire.
Il primo interrogativo al quale dare risposta è se l'avvio dei nuovi
ordinamenti possa essere previsto a partire dall'anno scolastico
2001/2002.
Se si assume come riferimento iniziale questa data, si possono peraltro
formulare diverse ipotesi temporali per i successivi sviluppi, tenendo
conto degli snodi che hanno caratterizzato l'ordinamento degli studi fino
ad oggi.
Le ipotesi estreme sono quelle rappresentate dall'idea di attivare la
riforma in 3 anni o in 12 anni. Sembra al Governo, tuttavia, che esse
siano da scartare, salvo diverso avviso del Parlamento. Sembrano infatti
più ragionevoli due ipotesi intermedie: attuazione in 5 anni o in 7 anni.
Nella prima ipotesi (5 anni) potrebbero essere coinvolti
contemporaneamente nel primo ciclo sia il I che il III anno della scuola
di base e nel secondo ciclo il I anno della scuola secondaria. In questo
caso il percorso scolastico di 12 anni riguarderebbe i bambini nati dal
1993 in avanti, mentre per le leve scolastiche precedenti la durata
complessiva del corso di studi rimarrebbe di 13 anni. Nella seconda
ipotesi (7 anni) si tratterrebbe di dare inizio al nuovo corso con piena
gradualità, partendo col primo anno della scuola di base e col primo anno
del secondo ciclo, ovviamente non prima del 1° settembre 2001.
Si sofferma quindi a illustrare i nodi del curricolo, precisando che con
tale termine si intende sia il percorso di studio di una disciplina (ad
esempio il curricolo di matematica), sia il piano formativo di un ciclo o
di un indirizzo (ad esempio il curricolo della scuola di base) sia infine
il curricolo obbligatorio delle istituzioni scolastiche definito a norma
dell'articolo 8 del Regolamento dell'autonomia.
Il primo nodo da sciogliere riguarda il rapporto della scuola
dell'infanzia, dotata di autonomia e unitarietà didattica e pedagogica,
con la scuola di base, il che probabilmente richiede una riflessione sulla
necessità di adeguare gli attuali "Orientamenti" del 1991 e un
approfondimento sulle modalità di realizzazione dell'obiettivo di
generalizzare e qualificare ulteriormente l'offerta formativa sull'intero
territorio.
Per quanto attiene alla scuola di base, ricorda che la legge di riordino dà
alcune esplicite indicazioni che non possono essere messe in discussione,
in particolare per quanto attiene al necessario raccordo con la scuola
dell'infanzia e con la scuola secondaria e per la sua caratterizzazione di
percorso educativo unitario e articolato in rapporto alle esigenze di
sviluppo degli alunni. Le due possibili ipotesi di attuare la riforma
realizzando una mera sommatoria degli attuali ordinamenti della scuola
elementare e della scuola media, complessivamente ridotti di un anno di
corso, ovvero proponendo una sorta di unitarietà indistinta, segnata
dall'impronta egemonica del modello educativo dell'attuale scuola
elementare o della attuale scuola media, sembra non rispondano pienamente
alla ratio della legge.
Ritiene invece percorribile la via di concentrare gli sforzi per operare
una progressiva articolazione del curricolo della scuola di base in modo
da consentire un graduale passaggio dagli ambiti disciplinari alle vere e
proprie discipline, in relazione alle diverse età e fasi di sviluppo
degli alunni.
L'autonomia scolastica consente infatti, grazie ai nuovi strumenti di
flessibilità che l'accompagnano, di realizzare un percorso che prevede
attività per ambiti disciplinari e contemporaneamente l'avvio di processi
di apprendimento prettamente disciplinari (lingua straniera, musica,
attività motoria, informatica) fin dai primi anni del ciclo. Si tratta
comunque di uno dei nodi problematici su cui intende attirare l'attenzione
del Parlamento, ricordando che nell'autonomia sarà possibile tenere
maggiormente conto dei tempi diversi di maturazione e di apprendimento
degli allievi, dando vita a pratiche didattiche in grado di ridurre le
disuguaglianze e di valorizzare le potenzialità individuali.
Al termine del ciclo, nei suoi ultimi anni, l'apprendimento dovrebbe avere
ormai un compiuto carattere disciplinare nell'inevitabile intreccio tra
conoscenze e competenze.
Un tale percorso progressivo comporta naturalmente il pieno utilizzo di
tutte le professionalità attualmente operanti nella scuola elementare e
nella scuola media.
Per quanto riguarda la scuola secondaria, ricorda che l'elemento che la
caratterizza, in continuità con il ciclo precedente, è l'offerta di
percorsi tendenti a consolidare le competenze di base e, nel contempo, a
orientare scelte consapevoli che conducano all'acquisizione di una
formazione di più alto livello, necessaria per la crescita personale, per
proseguire gli studi nei diversi indirizzi superiori o per l'inserimento
nel mondo del lavoro. Il percorso quinquennale si dovrà pertanto
sviluppare unitariamente, assumendo sin dal primo anno la
caratterizzazione dell'indirizzo proprio. Nel quadro delle aree previste
dalla riforma, i diversi licei dovranno avere un'identità chiaramente
definita e distinta, anche se la definizione dei percorsi dovrà recepire
l'indicazione - sottesa alla legge sul riordino - di attenuare i caratteri
di frammentazione eccessivamente specialistica, particolarmente presenti
negli attuali indirizzi tecnici e professionali, pur conservando o
introducendo per ciascuno un carattere di terminalità.
Per i corsi di studio, si deve pensare a un impianto complessivamente
nuovo, strutturato in aree e in indirizzi le cui identità rispecchino
tutte (e non più solo alcune) robusti assi del sapere per meglio
rispondere all'accresciuta domanda culturale della società contemporanea
nelle sue più diverse articolazioni. L'introduzione di un sistema di
opzioni tra alcune discipline, anche appartenenti ad altri indirizzi,
potrebbe peraltro garantire una sufficiente articolazione dei percorsi
individuali.
Ricorda inoltre che la scuola secondaria ha altresì il compito di
strutturarsi in modo da favorire il completamento dell'obbligo scolastico,
e la realizzazione dell'obbligo formativo, in coerenza con le motivazioni
e le scelte degli alunni, ma ritiene comunque doveroso sottolineare che i
primi due anni, pur nel loro carattere di terminalità dell'obbligo e pur
considerando l'attività di orientamento, si dovranno configurare in ogni
caso come parte integrante del complessivo percorso di studio quinquennale
di ciascun indirizzo. La loro equivalenza dal punto di vista formativo
(equivalenza e non unicità, anzi equivalenza nella differenza) non potrà
impedire una loro caratterizzazione coerente con l'area e con l'indirizzo
al quale lo studente si iscrive.
In relazione alla sua funzione di terminalità dell'obbligo, la scuola
secondaria dovrà collegarsi con la scuola di base per il raggiungimento
delle finalità definite dall'articolo 1, comma 3 della legge sull'obbligo
di istruzione, con riferimento a quanto previsto dalla stessa legge anche
in ordine al passaggio a percorsi formativi diversi da quelli
dell'istruzione. Andranno pertanto attuate tutte le azioni utili a
potenziare le capacità di scelta dello studente e quelle necessarie a
correggere le eventuali scelte sbagliate attraverso il passaggio da un
corso di studi all'altro, al fine di perseguire l'obiettivo del successo
formativo previsto dalla legge.
Il sistema di istruzione e quello della formazione professionale dovranno
concorrere, con le loro specificità, alle diverse esigenze formative.
L'obbligo di istruzione fino a 15 anni e quello formativo fino a 18
richiedono di potenziare gli elementi di complementarità e di
integrazione tra i due sistemi, da realizzare anche mediante ricorso a
crediti certificabili e riconoscibili. Infatti, per tutti i giovani che
escono precocemente dal sistema di istruzione è prevista l'inclusione in
percorsi formativi (o di apprendistato) fino ai 18 anni.
Si sofferma quindi sui problemi di natura professionale e occupazionale,
in particolare del personale docente, che hanno suscitato grandi
preoccupazioni e che devono essere affrontati con l'attenzione che
meritano. Osserva preliminarmente che se la riforma fosse attuata in 5
anni (e quindi si avrebbero i primi diplomati del nuovo corso in dieci
anni), ove il processo di attuazione iniziasse nell'anno scolastico
2001-2002 non si avrebbero contrazioni delle classi per effetto dei nuovi
ordinamenti fino all'anno scolastico 2006-2007. Nell'anno scolastico
precedente infatti ci sarebbero ancora alunni che frequentano la terza
media. Nell'anno scolastico 2006-2007 arriverebbero alla scuola
secondaria, contemporaneamente, leve scolastiche di tredicenni e
quattordicenni.
Solo nel 2011 si potrebbero avere i primi studenti che completano il
percorso scolastico in 12 anni.
Il quadro dei dati sopra riportati evidenzia che, negli anni considerati,
il fabbisogno di personale, pur non registrando nel complesso, variazioni
quantitative dovute alle modifiche ordinamentali, si distribuirebbe in
maniera diversificata tra i due cicli e in particolare nell'ambito del
ciclo secondario, seguendo l'impatto del passaggio dall'uno all'altro
ciclo delle due classi di età. Tale quadro offre altresì, grazie alle
opportunità derivanti dall'autonomia, spazi più ampi e consente
un'utilizzazione più razionale ed efficace del personale fin dalla fase
transitoria in relazione alla professionalità di ciascuno nell'ambito dei
due cicli.
Tutto il processo, qualsiasi siano i tempi prescelti per la sua
attuazione, dovrà comunque essere accompagnato con l'adeguamento del
sistema delle classi di concorso, della formazione iniziale,
dell'utilizzazione delle risorse professionali, del quadro organico degli
insegnamenti, del ruolo dei docenti. Con la comunicazione odierna intende
aprire fin d'ora il confronto sulle concrete modalità con cui vanno
perseguiti tali obiettivi a partire dal valore strategico della formazione
iniziale, dai meccanismi di reclutamento e mobilità, dalla formazione in
servizio, per giungere ai processi di riconversione e riqualificazione
professionale.
Ricorda che autonomia e riordino dei cicli presuppongono la
generalizzazione dell'organico funzionale di istituto al fine di
soddisfare le esigenze delle scuole autonome e quelle di stabilità e
qualificazione della prestazione professionale docente.
Nei nuovi cicli scolastici e nella scuola dell'autonomia l'introduzione
dell'organico funzionale deve tendere a garantire alla scuola risorse di
personale che consentano la gestione della flessibilità del curricolo,
ivi compresa la quota riservata alle istituzioni scolastiche e le
eventuali compensazioni fra discipline; la gestione dell'autonomia di
organizzazione della didattica in funzione delle esigenze degli alunni; la
realizzazione dell'ampliamento dell'offerta formativa.
Sottolinea che il riordino dei cicli rappresenta una occasione importante
per la definizione di una nuova identità della professione docente. La
difficoltà maggiore nasce dalla presenza nello stesso ciclo di personale
caratterizzato da diversi rapporti contrattuali: occorrerà valutare
l'ipotesi di un graduale superamento di tale situazione, tenendo conto
dell'ormai prevista formazione universitaria iniziale per tutti i docenti,
attivando tutti i necessari interventi per favorire tale opportunità,
nelle forme più diverse, per coloro che lo richiedono.
Una particolare attenzione va riservata per un impiego qualificato del
personale docente appartenente alle classi di concorso previste
attualmente per gli insegnamenti impartiti nella scuola media. Anche in
base al disposto dell'articolo 6 c. 7 della legge, ma particolarmente in
relazione alle esigenze di articolazioni della scuola di base e delle
conseguenti specificità disciplinari che in essa devono essere garantite,
questo personale troverà piena utilizzazione nell'esercizio delle sue
attuali funzioni.
Allo stesso andrà altresì assicurata la possibilità di accedere alla
scuola secondaria attraverso i passaggi già previsti dall'attuale
organizzazione delle classi di concorso, o altre modalità che saranno
contrattualmente definite.
Si sofferma quindi sul tema dell'edilizia scolastica, osservando che
successivamente alla graduale attuazione delle classi 6^ e 7^ del ciclo
primario si potrà procedere ad una definitiva distribuzione dell'offerta
formativa sul territorio. Questa operazione dovrà essere affrontata
tenendo conto della riunificazione della scuola elementare e media nel
ciclo primario e dell'esigenza di garantire una presenza diffusa anche
delle scuole del ciclo secondario per evitare che le difficoltà
logistiche rendano problematico l'esercizio del diritto allo studio.
A tal proposito avanza alcune ipotesi sulle quali ritiene necessario
avviare il confronto col Parlamento e, naturalmente, con le Regioni e con
gli enti locali:
1) sistema misto che consenta di articolare la scuola dell'infanzia
e la scuola di base su più edifici (situazione attuale)
2) accorpamento in un unico edificio dell'intera scuola di base e,
ove possibile, della scuola dell'infanzia; in tale ipotesi va valutata
l'opportunità di privilegiare la soluzione che consenta la maggiore
vicinanza agli alunni. Va posta altresì attenzione al problema del
trasporto scolastico
3) per la scuola secondaria potrebbe essere favorito il fenomeno di
scuole con più indirizzi , anche appartenenti ad aree affini.
In ogni caso per la dislocazione delle scuole secondarie vanno considerate
le condizioni orografiche del territorio, le comunicazioni, le particolare
esigenze culturali-economiche del territorio.
La coesistenza di licei di aree e di indirizzi diversi favorirebbe i
passaggi previsti nel 1° e 2° anno della secondaria, ove si completa
l'obbligo di istruzione.
La riorganizzazione della rete scolastica dovrà rappresentare
un'occasione importante per una ricognizione delle risorse edilizie
esistenti, una loro riorganizzazione funzionale al nuovo assetto
ordinamentale e alle esigenze connesse ad un pieno dispiegarsi delle
potenzialità dell'autonomia e, ove necessario, per gli interventi di
recupero, ampliamento e costruzione di nuovi edifici.
In questa operazione sarà necessario ripensare anche la tradizionale
articolazione della tipologia dell'edilizia scolastica, prevedendo spazi
in cui sia realmente possibile praticare anche la flessibilità e la
personalizzazione degli interventi formativi in grado di tener conto sia
dei diversi interessi, sia delle specifiche caratteristiche e attitudini
dei soggetti in formazione.
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